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Come si supera la procrastinazione?

Forse la domanda non è come smettere di rimandare. È che cosa ti fa partire, quando la voglia non c'è ancora.

# Come si supera la procrastinazione?

Forse la domanda non è come smettere di rimandare. È che cosa ti fa partire, quando la voglia non c'è ancora.

Hai aperto il file alle nove. Alle nove e venti hai già controllato la posta, sistemato la scrivania e risposto a un messaggio che poteva aspettare. Il documento è ancora lì, con il cursore che lampeggia, e ti senti dire:

«Lo faccio dopo pranzo, quando avrò la testa giusta.»

Quante volte quel «dopo» è arrivato davvero?

Perché rimandi anche ciò che vuoi davvero fare?

Molti la chiamano pigrizia. Ma la pigrizia non spiega una cosa.

Non spiega perché la stessa persona, la sera prima della scadenza, lavora tre ore di fila senza alzarsi. La capacità c'era anche al mattino. Che cosa è cambiato, tra le nove e le ventidue?

Non è cambiata la persona. È cambiato ciò che, in quel momento, la spingeva a muoversi.

E se il problema non fosse la mancanza di volontà, ma il modo in cui cerchi di attivarla?

Perché la voglia arriva sempre domani?

Nella PNL esiste una distinzione che si chiama metaprogramma «Via da / Verso». A volte ci muoviamo per allontanarci da qualcosa che non vogliamo. Altre volte per avvicinarci a qualcosa che desideriamo.

Nel modello che propongo nella Premium, queste due spinte possono svolgere funzioni differenti. La prospettiva di una conseguenza indesiderata può favorire l'azione immediata. Il desiderio di raggiungere un risultato può aiutare a mantenere la direzione.

Non è una sequenza obbligata. È un modo per osservare ciò che ci motiva e imparare a utilizzarlo.

Ed è proprio qui che può incepparsi l'inizio. Aspetti di avere voglia, mentre forse non hai ancora individuato ciò che, per te, sarebbe sufficiente a cominciare.

Ascolta la differenza tra queste due frasi:

«Se non la consegno, lunedì faccio brutta figura.»

«Voglio vederla chiusa e passare il fine settimana libero.»

La prima richiama una conseguenza da evitare. La seconda un risultato da raggiungere.

Quale delle due, oggi, ti farebbe cominciare? E quale potrebbe aiutarti a continuare?

Puoi approfondire questa distinzione nella pagina sui metaprogrammi.

Che cosa ottieni, ogni volta che rimandi?

Rimandare non è necessariamente un errore del sistema. Può essere una strategia, e in parte funziona.

Quando chiudi il file, il disagio che provavi davanti al compito può diminuire. Arriva un sollievo, subito.

Il lavoro è ancora lì, ma per qualche minuto non devi affrontarlo.

E questo può rendere più probabile che tu scelga di rimandare anche la volta successiva.

Il punto non è eliminare quel sollievo. Il punto è scoprire se esiste un'altra strada per ottenerlo, senza rinunciare a ciò che desideri realizzare.

Prova a chiederti:

«Che cosa evito, in questo momento, se non comincio?»

«Che cosa sto cercando di proteggere?»

«In quale altro modo potrei ottenere ciò di cui ho bisogno, senza rimandare?»

Forse vuoi evitare la sensazione di non essere all'altezza. Forse cerchi tranquillità, chiarezza o semplicemente una pausa.

Oppure la risposta potrebbe essere diversa.

Non devi indovinarla. Devi cominciare a osservare.

Riconoscere una possibile funzione del rimandare non significa giustificarlo. Significa ampliare le possibilità a tua disposizione.

Se però la procrastinazione compromette da tempo il lavoro, lo studio o la vita quotidiana, può essere utile confrontarsi con un professionista qualificato per comprenderne le cause.

Si può cominciare senza avere voglia?

Spesso ci aspettiamo che la testa si metta in moto da sola.

Ma hai mai notato come cambia il tuo modo di affrontare una situazione quando cambia il tuo stato fisico?

Postura, respirazione e movimento possono influenzare il modo in cui ti senti e ti prepari all'azione.

Prima di chiederti di concentrarti, prova quindi a intervenire su qualcosa che puoi modificare immediatamente.

Appoggia bene i piedi a terra. Raddrizza la schiena senza irrigidirti. Solleva lo sguardo.

Poi prova a respirare lentamente: inspira contando fino a quattro, espira contando fino a quattro, senza forzare. Se ti trovi a tuo agio, puoi sperimentare anche brevi pause tra le fasi del respiro.

Che cosa noti dopo qualche ciclo?

Non devi sentirti improvvisamente motivato. Ti basta verificare se qualcosa è cambiato e se ora puoi compiere il primo movimento verso ciò che vuoi fare.

Ne parlo anche nella pagina su fisiologia e stato d'animo.

Che cosa succede se ti siedi e non fai niente?

C'è un esperimento semplice che puoi provare quando proprio non riesci a cominciare.

Siediti su una sedia, senza telefono, senza musica, senza nulla da guardare. E non fare assolutamente niente.

Niente messaggi. Niente piccole attività alternative. Niente scuse produttive.

Resta lì per qualche minuto.

Potresti accorgerti che la mente cerca qualcosa da fare. Che aumenta la voglia di muoverti, di occuparti di qualcosa, di interrompere quella inattività.

Forse arriverà un pensiero:

«Basta, devo fare qualcosa.»

Se accade, osserva quella spinta. E invece di utilizzarla per cercare un'altra distrazione, dirigila verso ciò che avevi rimandato.

In quel momento il compito potrebbe sembrarti meno pesante di prima.

E se non succede?

Non è un problema. L'esercizio non serve a obbligarti a provare una determinata sensazione. Serve a interrompere, anche solo per qualche minuto, la sequenza automatica che ti porta da un'attività all'altra pur di non iniziare.

Puoi comunque scegliere di compiere un primo passo.

Trovi altri strumenti nella pagina sulle tecniche di concentrazione.

Come rendi l'inizio così piccolo da non poterlo rimandare?

Una frase vaga come «devo mettermi a scrivere» lascia aperte troppe decisioni.

Quando? Dove? Da quale parte comincio?

E ogni decisione rimasta in sospeso può diventare un'altra occasione per rinviare.

Prova a trasformarla in un'azione precisa:

«Domani alle otto e mezza, al tavolo della cucina, apro il file e scrivo il titolo del primo paragrafo.»

Adesso sai quando, dove e che cosa farai.

Puoi rendere ancora più chiara l'intenzione:

«Se sono le otto e mezza e mi siedo al tavolo della cucina, allora apro il file e scrivo il primo titolo.»

Poi riduci l'inizio al minimo.

La «regola dei due minuti» propone di cominciare con una versione dell'attività che richiede meno di due minuti.

Non devi scrivere tutta la relazione. Devi aprire il file e scrivere una riga.

Non devi completare il progetto. Devi individuare il primo passaggio.

Non devi trovare subito la soluzione. Devi formulare la prima domanda.

E mentre lo fai, allontana ciò che potrebbe richiamarti altrove: telefono in un'altra stanza, notifiche disattivate, schede non necessarie chiuse.

Hai ridotto la dimensione del primo passo e preparato le condizioni per compierlo.

Due minuti possono bastare per iniziare. Non perché risolvano tutto, ma perché ti permettono di passare dall'intenzione all'azione.

Approfondisco questi principi nella pagina sulle abitudini atomiche.

Chi diventi, ogni volta che cominci?

Ogni volta che inizi, non stai soltanto svolgendo un compito.

Stai anche raccogliendo una nuova esperienza di te stesso.

Fino a pochi minuti prima potevi raccontarti:

«Non riesco mai a cominciare.»

Adesso hai un fatto diverso da osservare: hai cominciato.

Forse soltanto per due minuti. Forse senza entusiasmo. Forse con qualche difficoltà.

Ma lo hai fatto.

E se ripetessi questa esperienza? Se, invece di aspettare di sentirti pronto, imparassi a riconoscere le condizioni che ti aiutano a partire?

A poco a poco, le azioni possono contribuire a modificare il modo in cui ti rappresenti.

Non più soltanto una persona che rimanda, ma anche una persona capace di cominciare ciò che le sta a cuore.

Ci saranno giorni in cui rimanderai di nuovo. Non cancellano ciò che hai imparato.

La domanda utile, allora, non è quanto a lungo riuscirai a non rimandare mai più.

È: «Quanto rapidamente posso riconoscere ciò che sta accadendo e scegliere di ricominciare?»

Su come consolidare ciò che cambia trovi la pagina come rendere duraturo un cambiamento.

Un piccolo esercizio

Scegli qualcosa che rimandi da qualche giorno. Non necessariamente il compito più importante. Scegli quello su cui vuoi cominciare a sperimentare.

  1. Riconosci la frase. Scrivi la frase con cui lo rimandi, esattamente come te la dici. «Lo faccio domani», «Non è il momento», «Prima devo sistemare altre cose».
  1. Individua le due spinte. Chiediti: «Che cosa evito, se non comincio adesso?» e «Che cosa desidero ottenere, quando avrò finito?». Nota quale delle due risposte ti offre una spinta utile.
  1. Prepara le condizioni. Se vuoi, prova l'esperimento di qualche minuto senza fare nulla. Oppure modifica postura, respirazione e ambiente.
  1. Comincia. Decidi quando e dove compirai il primo passo. Rendilo così piccolo da richiedere meno di due minuti. Poi fallo.
  1. Osserva ciò che cambia. Chiediti: «Che cosa è cambiato? Che cosa ho scoperto di me nel momento in cui ho cominciato, anche senza averne voglia?»

Non cercare una risposta perfetta.

Cerca un'esperienza concreta.

La prossima volta che il cursore lampeggia, non aspettare necessariamente la voglia.

Chiediti che cosa ti fa partire. E prova a farlo accadere.

Per andare più a fondo

Se hai riconosciuto il modo in cui rimandi, hai già qualcosa di diverso su cui lavorare.

Non soltanto il compito che continui a rinviare, ma il processo che precede la tua scelta.

Nella Premium di PNL Strategica – La Lama Invisibile approfondisco il metaprogramma «Via da / Verso», le domande per riconoscere le proprie strategie, le quattro leggi delle abitudini e il modo di invertirle, oltre agli strumenti di respirazione, centratura e cambiamento proposti dal metodo.

Perché non si tratta semplicemente di obbligarti a fare qualcosa.

Si tratta di imparare a riconoscere come funziona il tuo modo di agire e scoprire quali possibilità puoi costruire a partire da ciò che osservi.

Puoi cominciare proprio dalla frase con cui oggi hai rimandato.

Per approfondire:

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