Come gestire il dialogo interno?
C'è una voce che nessuno sente, eppure decide gran parte della nostra vita. Qui rispondo alle domande più frequenti su come riconoscerla, da dove nasce, come gestirla e quali libri leggere, con il metodo che uso nei miei libri e nel coaching.
Cos'è il dialogo interno e perché conta così tanto?
È la voce con cui ci parliamo: un flusso continuo di pensieri, commenti, giudizi e istruzioni che accompagna quasi ogni momento della giornata. Nessuno la sente, eppure orienta attenzione, significato e azione. A volte ci sostiene e ci motiva, altre volte ci critica, ci demotiva e ci blocca. Conta perché non reagiamo alla realtà, ma a ciò che ci diciamo sulla realtà e su noi stessi: spesso si soffre più per il commento interno su ciò che accade che per ciò che accade davvero. E non conta solo che cosa ci diciamo, ma come lo diciamo: le stesse parole, dette con urgenza o sarcasmo, creano uno stato; dette con calma, ne creano un altro. Ne parlo in modo più esteso nella pagina Il dialogo interno nella PNL.
Da dove nasce la voce critica?
Quasi mai nasce per farci del male. Spesso ha un'origine buona: si è formata in un momento del passato, con una funzione utile, per proteggerci dal dolore, dal giudizio o dal fallimento. Il problema non è l'intenzione, è la strategia: quella voce non si è aggiornata e continua a guardare una vita nuova con lenti vecchie. Non tutte le voci, poi, sono davvero nostre. Ascoltandomi con attenzione mi sono accorto che alcune frasi avevano la voce di persone care, o di conversazioni sentite per caso, che mi avevano lasciato addosso giudizio, limite o sfiducia. E c'è un motivo per cui si ripetono: il cervello automatizza ciò che ripetiamo, per risparmiare energia. Il dialogo interno non nasce ogni volta da zero: è un'abitudine, e come tutte le abitudini, se non la modifichiamo, si ripete da sola.
Come si gestisce un dialogo interno negativo?
Il primo passo è accorgersene. Basta fermarsi un momento e ascoltare che cosa ci stiamo dicendo, e con quale tono: nel momento in cui riconosciamo quella voce, non siamo più dentro di lei, la stiamo osservando. Noi non siamo quella voce: siamo chi la ascolta, e per questo possiamo scegliere come rispondere. Il secondo passo è non entrare in trattativa. Chiedersi se ha ragione le dà spazio, e più spazio prende, più limita. È più utile chiedersi: mi serve oppure no? Se non serve, va interrotta e reindirizzata, non combattuta. Si può anche risponderle, senza rabbia ma con direzione: «Grazie per la preoccupazione. Adesso guido io.» Poi si sostituisce la frase con una più utile e credibile: «Sbaglio sempre» diventa «Ho commesso un errore: cosa posso imparare da questo?». Ripetuto nel tempo, questo lavoro cambia il dialogo interno nello stesso modo in cui si è formato: una frase alla volta.
Quali libri leggere sul dialogo interno?
Sul dialogo interno la letteratura di PNL è più scarna di quanto si pensi, e molti consigli finiscono su libri di mindfulness o di psicologia. Dentro la PNL, il punto di partenza resta Richard Bandler: in Usare il cervello per cambiare mostra come cambiare l'effetto di una voce interna lavorando su tono, velocità, volume e posizione, cioè sulle sottomodalità. Il potere delle parole e della PNL di Robert Dilts mostra come il linguaggio, anche quello che usiamo con noi stessi, cambi il significato di ciò che viviamo. Fuori dalla PNL, Chatter di Ethan Kross, psicologo dell'Università del Michigan, raccoglie la ricerca su quella che chiama «la voce nella nostra testa»; per ora è disponibile solo in inglese. Mindfulness per principianti di Jon Kabat-Zinn aiuta ad allenare l'osservazione dei pensieri senza giudizio. Nel Volume I de La Lama Invisibile il dialogo interno ha un capitolo intero, con le tecniche e l'esercizio per riscrivere le frasi che limitano.
Quando il dialogo interno non è un tema da gestire da soli?
Quando la voce critica non è più un'abitudine da cambiare, ma il segnale di una sofferenza. Se l'autocritica è costante e pervasiva, se i pensieri negativi si ripetono senza tregua e compromettono il sonno, il lavoro o le relazioni, se compaiono pensieri di farsi del male, o se si sentono voci che non si riconoscono come propri pensieri, il passo giusto è rivolgersi a un medico, a uno psicologo o a uno psicoterapeuta, e nei casi urgenti al 112. Sono situazioni cliniche, che la PNL, come la presento, non affronta: restano di esclusiva competenza di professionisti qualificati. Gli strumenti di questa pagina servono a chi sta bene e vuole imparare a parlarsi meglio, non a sostituire una cura.
Il capitolo completo
Il capitolo sul dialogo interno, con le tecniche e l'esercizio per riscrivere le frasi che limitano, è nel Volume I de La Lama Invisibile.
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