PNL, coaching e psicoterapia: che differenza c'è?
Che cosa distingue la PNL, il coaching e la psicoterapia, chi può fare che cosa per legge e quando rivolgersi a chi. Sono domande che contano, perché riguardano il benessere delle persone. Su che cosa dice la ricerca, vedi La PNL funziona?.
Qual è la differenza tra PNL, coaching e psicoterapia?
Sono tre cose diverse, che spesso vengono confuse. La PNL non è una filosofia: è una struttura, un modello che descrive come costruiamo la nostra esperienza, cioè come percepiamo, comunichiamo, decidiamo e ripetiamo gli stessi schemi, e offre strumenti per riconoscerli e cambiarli. Il coaching è un metodo di accompagnamento: una persona che sta bene lavora con un coach su obiettivi, decisioni e comportamenti nel presente, con un piano e verifiche nel tempo. Parte da un presupposto: le risorse per cambiare sono già dentro la persona, e il lavoro del coach non è inserirle dall'esterno, ma renderle accessibili. La psicoterapia è una professione sanitaria: si occupa della cura dei disturbi psicologici e psichiatrici ed è riservata per legge a professionisti abilitati. La PNL può entrare in entrambi i contesti, ma non li rende uguali: nel coaching serve a raggiungere obiettivi, in ambito clinico la usa solo chi ha il titolo per curare. Io la uso nel coaching.
Chi può fare psicoterapia in Italia?
In Italia la psicoterapia può essere esercitata solo da psicologi e medici che, dopo la laurea, hanno completato una specializzazione almeno quadriennale e sono iscritti al proprio albo professionale. Lo stabilisce la legge 56 del 1989. Esercitarla senza questi titoli è abusivo, con possibili conseguenze penali. Il coaching, invece, rientra tra le professioni non organizzate in ordini o collegi, regolate dalla legge 4 del 2013: non esiste un albo dei coach, e proprio per questo conta sapere con chi si lavora, quale formazione ha seguito e quali confini dichiara. Nel mio libro lo scrivo senza giri di parole: il coach non è uno psicoterapeuta o uno psichiatra, e se non possiede questi titoli non può togliere paure, e neppure affermare che potrebbe farlo.
Il coaching con la PNL è una terapia?
No. La terapia parte da un disturbo e ha l'obiettivo di curarlo, il coaching parte da un obiettivo e lavora per raggiungerlo. Nel coaching con la PNL non si cerca una diagnosi e non si scava nel passato per spiegarlo: si osserva come la persona costruisce oggi la sua esperienza, quali schemi si ripetono e quali risorse non riesce a usare. Il coach non legge la mente e non interpreta: osserva, fa domande e verifica. Spesso non conosce, e nemmeno chiede, il contenuto dell'esperienza che la persona ricorda: osserva la fisiologia e se lo stato che la persona riesce ad attivare è coerente, perché il cambiamento non sta nel ricordo. Per questo il coaching è rivolto a chi sta bene e vuole stare meglio, non a chi ha bisogno di cure.
Quando rivolgersi a un coach e quando a uno psicoterapeuta?
Conviene guardare da dove si parte. Se c'è una sofferenza che dura nel tempo e compromette la vita quotidiana, come un disturbo d'ansia o dell'umore, un trauma o una dipendenza, il primo passo è un medico, uno psicologo o uno psicoterapeuta. Se invece si sta bene ma ci si sente bloccati, il coaching è lo strumento adatto: una decisione che si continua a rimandare, uno schema che si ripete nelle relazioni o nel lavoro, un obiettivo che non si riesce a raggiungere, una comunicazione che non funziona. Nel dubbio, si parte dal professionista sanitario: un coach serio non se ne ha a male, e il coaching può sempre venire dopo. Nella video call conoscitiva lo dico apertamente: se penso che serva un altro tipo di supporto, lo dico subito, perché proseguire non avrebbe senso per nessuno dei due.
Come lavoro io in un percorso di coaching?
Si parte da una video call gratuita: la persona racconta la sua situazione con le sue parole e insieme facciamo emergere la struttura che si ripete. Se decidiamo di proseguire, costruiamo un percorso con obiettivi chiari e verifiche nel tempo. Non si decide di volta in volta che cosa serve: si segue un piano che dice fin dall'inizio dove porta. Nelle sessioni lavoro con gli strumenti della PNL e con The Invisible Blade Method™: domande precise, calibrazione, lavoro sugli stati, sulle convinzioni e sugli schemi. Non difendo la tecnica, difendo il risultato: se uno strumento non funziona per quella persona, si cambia strumento. E il protagonista non sono io. Nel libro uso un'immagine che mi è cara: il coach è la guida che gioisce dalla platea, in disparte, nel vedere la persona dirigere l'orchestra della propria vita. Sono Licensed NLP Coach™, certificato da Ekis, centro autorizzato della Society of NLP™ / Richard Bandler.
Cosa succede se durante il coaching emerge un tema clinico?
Il lavoro di coaching si ferma. Se durante un percorso emergono segnali che fanno pensare a una condizione clinica, come una sofferenza che va oltre l'obiettivo su cui lavoriamo, sintomi che durano nel tempo o un vissuto traumatico, lo dico alla persona con chiarezza e la invito a rivolgersi a un medico, a uno psicologo o a uno psicoterapeuta. Non provo ad affrontarlo con le tecniche della PNL: significherebbe uscire dal mio campo, e nel libro lo scrivo come un aspetto deontologico prima ancora che legale. Il percorso può riprendere in seguito, se e quando il professionista lo ritiene utile, e sempre su obiettivi che restano nel campo del coaching. Riconoscere un limite non è un fallimento del percorso: è parte della serietà del lavoro.
Parliamone
Se vuoi capire se un percorso di coaching fa per te, il primo passo è una video call gratuita.
Prenota la video call