Il Focus Mentale nella PNL
Il Sistema di Attivazione Reticolare filtra ciò che notiamo ogni giorno. Capire il focus mentale ti permette di dirigere in modo consapevole il tuo stato.
Where your focus goes, energy flows. Le nostre energie vanno nella stessa direzione di dove vanno i nostri pensieri.
Cos'è
Il focus è il punto su cui una persona concentra la propria attenzione mentale in un dato momento. Nella PNL questo processo viene spesso collegato al Sistema di Attivazione Reticolare (SAR). Il riferimento richiede però precisione: la formazione reticolare partecipa alla regolazione di vigilanza e attenzione, ma non esiste un singolo “filtro SAR” che decide autonomamente che cosa vedremo in base ai nostri pensieri. Il fenomeno utile da osservare resta comunque concreto: prestare attenzione a qualcosa aumenta la probabilità che alcune informazioni diventino disponibili alla nostra esperienza mentre altre ricevono meno attenzione. Il focus ha un impatto diretto sullo stato d'animo: la mente funziona come un proiettore, un occhio di bue che illumina ciò su cui si concentra, amplificandone l'impatto emotivo. Non si vede la realtà per quella che è: si vede la realtà che si sta cercando.
Perché è importante
Comprendere il funzionamento del focus è importante perché il cervello non registra tutto: registra ciò che sta cercando. Se il focus è sulla frustrazione, lo stato d'animo sarà congruo a quel sentimento; se lo stesso evento viene affrontato dicendosi “ho tutte le risorse per superare questa sfida”, il focus si sposta sull'ottimismo, e lo stato d'animo permette di accedere alle risorse necessarie, innescando il circolo virtuoso potenziante. Non cambia la situazione: cambia lo stato da cui la si affronta, la qualità delle decisioni prese e, nel tempo, i risultati ottenuti.
Come funziona il Focus Mentale
Quando ci si concentra su una cosa, il resto si sfoca, proprio come accade con la vista: mettendo a fuoco la mano che scrive sulla tastiera, la tastiera stessa risulta sfocata. La realtà su cui ci si concentra diventa la realtà soggettiva, e il resto è come se non esistesse, non per assenza, ma per selezione. Un esercizio semplice lo dimostra: chiedendo di contare in 15 secondi quanti oggetti gialli ci sono in una stanza, e poi, a occhi chiusi, quanti oggetti blu, quasi sempre la risposta è “non lo so”, anche se gli oggetti blu erano lì per tutto il tempo. Il SAR era concentrato a cercare il giallo (o, più precisamente, l'attenzione era selettivamente orientata a quel colore) e per quel periodo il resto ha ricevuto molta meno attenzione.
Questa caratteristica della mente agisce in entrambe le direzioni: se si vede la realtà negativamente, tutto ciò che accade di positivo perde valore, pur esistendo, semplicemente perché non viene visto. Così si conferma ciò che già si pensa, si rafforza ciò che si conferma e si crea un loop che viene scambiato per realtà. A peggiorare la situazione interviene anche il bias di conferma.
Per cambiare il focus e riprenderne il controllo si usano le domande. Esistono due categorie: le domande “perché”, solitamente poco utili perché mantengono il focus sul problema, con uno stato d'animo depotenziante; e le domande “cosa/come”, che spostano il focus sulla soluzione, aiutando a cambiare lo stato d'animo, perché dove va il focus, va lo stato, e con uno stato diverso si accede a risorse diverse.
Un metodo di indagine profonda utilizza una sequenza di domande “cosa/come” a diversi livelli: partendo da “su cosa mi sto concentrando?”, passando per “cosa significa questa cosa?”, per poi scendere nel dettaglio (“che cosa implica esattamente?”, “quali azioni concrete dovrei intraprendere?”, “quali sono i possibili rischi?”), e infine risalendo verso i vantaggi (“cosa c'è di buono per me in questa opportunità?”, “come questa opportunità potrebbe migliorare la mia vita?”). Queste domande non risolvono direttamente il problema, ma cambiano lo stato d'animo, e quando si accede alle proprie risorse, le soluzioni emergono con più naturalezza.
Dirigere consapevolmente il proprio stato attraverso il focus segue una sequenza: prima si diventa consapevoli, poi si interrompe il pattern automatico, si sceglie una direzione, la si attiva, la si amplifica e infine si agisce. Così il focus diventa esperienza, e l'esperienza comportamento. Esistono batterie di domande utili in momenti diversi della giornata o della vita: domande del mattino (“in che stato voglio affrontare questa giornata?”, “qual è il mio obiettivo principale per oggi?”), domande della sera (“qual è stato il momento più bello della mia giornata?”, “cosa posso migliorare per domani?”), domande per i momenti di difficoltà (“questo stato mi aiuta o mi limita?”, “di quale stato ho bisogno, ora?”), domande per trovare soluzioni (“quale stato mi permette di agire al meglio, adesso?”) e domande per valorizzare i momenti belli (“cosa mi fa sentire vivo in questo momento?”, “come posso prolungare questa sensazione?”). Le domande dirigono ciò che si vede, si sente e si fa, e, nel tempo, diventano parte di chi si è.
Errori più comuni
Un errore comune è insistere con domande “perché” quando si è bloccati in uno stato depotenziante, mantenendo così il focus sul problema invece di spostarlo verso la soluzione. Un secondo errore è credere che cambiare la situazione esterna sia l'unico modo per cambiare stato, quando spesso è sufficiente cambiare il focus mentale sulla stessa situazione. Un terzo errore è sottovalutare la selettività del proprio SAR, dando per scontato di percepire tutta la realtà, quando in realtà si percepisce solo ciò che si sta attivamente cercando.
Esempio pratico
Una persona affronta una situazione difficile ripetendosi “non ce la farò mai”: il focus si concentra sulla frustrazione e sull'ansia, e lo stato d'animo risulta congruo a quei sentimenti. Applicando una domanda “cosa/come” (per esempio “quali risorse ho a disposizione per affrontare questo?”) il focus si sposta dal problema alle risorse disponibili, cambiando lo stato d'animo e aprendo l'accesso a soluzioni che prima non erano visibili, pur non essendo cambiata in alcun modo la situazione esterna.
Un secondo caso mostra lo stesso meccanismo da un altro angolo. Una persona riceve una mail dal responsabile: “Domani vorrei parlarti del progetto.” La frase contiene poche informazioni. Durante la serata, però, il focus si concentra su un errore commesso la settimana precedente, e da quel momento iniziano a emergere elementi coerenti: “Forse se n'è accorto”, “Oggi era più freddo”, “Non ha risposto al mio ultimo messaggio”. Ogni dettaglio sembra aggiungere una prova. Il giorno dopo scopre che il responsabile voleva affidarle una nuova fase del progetto. La mail non era cambiata: era cambiato ciò che il focus aveva selezionato per completarne il significato.
Applicazioni
Il lavoro sul focus mentale trova applicazione nella gestione quotidiana dello stato d'animo, nella preparazione a sfide e obiettivi, nella gestione delle difficoltà e dei momenti di crisi, nel coaching come strumento per guidare un coachee verso stati più risorsati, e nella costruzione di abitudini di consapevolezza quotidiana attraverso domande strutturate al mattino e alla sera.
Domande frequenti
Cos'è il SAR nella PNL? Nella PNL il Sistema di Attivazione Reticolare viene spesso utilizzato per spiegare la selettività dell'attenzione. Dal punto di vista neuroscientifico, è più corretto parlare di sistemi cerebrali distribuiti: la formazione reticolare partecipa a vigilanza e attivazione, ma l'attenzione non dipende da un singolo filtro.
Perché le domande “perché” sono meno utili delle domande “cosa/come”? Perché le domande “perché” tendono a mantenere il focus sul problema, con uno stato d'animo depotenziante, mentre le domande “cosa/come” spostano il focus sulla soluzione, aiutando a cambiare stato e ad accedere alle proprie risorse.
Cosa dimostra l'esercizio del “conta gli oggetti gialli”? Dimostra la selettività del SAR: mentre si cerca attivamente un colore, il cervello diventa quasi cieco agli altri, anche se questi sono chiaramente presenti nell'ambiente circostante.
Come si può dirigere consapevolmente il proprio focus? Attraverso una sequenza: diventare consapevoli dello stato attuale, interrompere il pattern automatico, scegliere una nuova direzione, attivarla e amplificarla, per poi agire da quello stato.
A cosa servono le “domande del mattino” e le “domande della sera”? Sono batterie di domande strutturate che aiutano a dirigere consapevolmente il proprio focus e stato all'inizio e alla fine della giornata e che, nel tempo, trasformano un'abitudine di consapevolezza in un tratto stabile.
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Approfondisci
Il focus mentale, con tutte le batterie di domande per dirigerlo, è presentato nel capitolo omonimo del Volume II di “La Lama Invisibile”.
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Letture consigliate per approfondire
Se questo argomento ti interessa, queste letture possono aiutarti ad andare oltre la sintesi proposta in questa pagina.
PNL e cambiamento
Richard Bandler, John Grinder
James A. Russell
- Bandler, Richard. Using Your Brain—For a Change. Real People Press.
- Bandler, Richard; Grinder, John. Frogs into Princes: Neuro Linguistic Programming. Real People Press.
- Bandler, Richard; Grinder, John. Trance-Formations: Neuro-Linguistic Programming and the Structure of Hypnosis. Real People Press.
- Andreas, Steve; Andreas, Connirae. Change Your Mind—and Keep the Change. Real People Press.
- Andreas, Connirae; Andreas, Steve. Heart of the Mind. Real People Press.
- Dilts, Robert. Changing Belief Systems with NLP. Meta Publications.
- Dilts, Robert. Strategies of Genius, Volume I. Meta Publications.
- Pavlov, Ivan P. Conditioned Reflexes: An Investigation of the Physiological Activity of the Cerebral Cortex. Oxford University Press.
- Cuddy, Amy. Presence: Bringing Your Boldest Self to Your Biggest Challenges. Little, Brown and Company.
- James, Tad; Woodsmall, Wyatt. Time Line Therapy and the Basis of Personality. Meta Publications.
- Hall, L. Michael; Bodenhamer, Bobby G. The User’s Manual for the Brain. Crown House Publishing.

